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LA MIA STORIA. Giovanni Cardamone si racconta

Sono nato nel 1965, a novembre, secondogenito di tre figli, in una in una buona famiglia di origine meridionale, dove il lavoro di papà, emigrato al nord con la classica valigia di cartone e niente soldi in tasca, era il fulcro della vita familiare. Mio padre ha sempre svolto il lavoro edile, ma con uno spirito organizzativo che lasciava poco al caso e all'improvvisazione: da lui ho imparato che l'ordine, la disciplina e l'abnegazione al lavoro premiano sempre e comunque e che il mestiere che ognuno sceglie per sé dovrebbe essere vissuto ed interpretato come una missione, un compito che si fa con amore.
Ho poi avuto la fortuna di essere circondato da persone positive, ognuna delle quali mi ha trasmesso qualcosa di sé: non posso fare a meno di citare i miei zii materni, dei veri e propri scienziati della termotecnica senza diploma né laurea, da cui ho recepito la passione per l'esperienza fatta sul campo, e per il “recupero del vecchio”, esaltando quella vena di genialità nell'arte di arrangiarsi che ogni italiano ha insito in sé.
La mia città, Genova, fa parte della mia vita.
Durante gli studi per diventare Tecnico Geometra, iniziai ad affiancare mio padre nel lavoro: sono l'unico dei tre figli che ha deciso di seguirlo nella conduzione della sua Ditta, imparando fin da giovanissimo i segreti di questo bellissimo mestiere.
Ci occupavamo di tutto: dagli scavi ai pavimenti, dai muri di sostegno alle fogne, transitando dagli intonaci per finire alle canne fumarie. Mancava però qualcosa di specifico, di essenzialmente “nostro”. Questo fece crescere in me la paura di non emergere. In fondo, mi dicevo, ero solo uno dei tanti che faceva quel mestiere, magari un po' meglio di altri, ma niente di più.

Dovevo trovare qualcosa di particolare, qualcosa che potesse essere collegabile al lavoro di cantiere, che conoscevo, ma che potesse anche darmi la possibilità di emergere.
Penso spesso a quel giorno.
Al giorno in cui dalla porta dell'ufficio di via Pisa vidi entrare un rappresentante.
Col tempo ho imparato che questa categoria di persone a volte reca notizie e novità tecniche interessanti, per cui vale sempre la pena riceverli se propongono qualcosa inerente il nostro lavoro. Così ascoltammo quel che ci proponeva quel rappresentante: era un sistema tedesco per il controllo delle canne fumarie, basato sull'uso di una telecamera.
L'idea di possedere un apparecchio evoluto per il controllo di un condotto che normalmente non può essere visionato liberamente da tutti, come tante altre parti strutturali dei fabbricati, mi piaceva. E molto.
Comprammo quella telecamera. Era il 1997, ed era una telecamera WOLHER.
Nell'ambito delle nostre conoscenze di lavoro spargemmo la voce che eravamo in grado di eseguire non solo le “videoispezioni”, ma anche le pulizie delle canne fumarie, in quanto il solo controllo avrebbe implicato un raggio d'azione più limitato.
Mi accorsi però che non bastava uno strumento evoluto per cambiare il modo di lavorare: occorreva anzitutto acquisire una cultura tecnica e normativa dell'oggetto delle mie videoispezioni, le canne fumarie appunto, che io non possedevo.
Spinto ed aiutato da persone che ho incontrato lungo il cammino, tra cui il mio amico German Puntscher, prima direttore della Divisione Ecologia di una grande azienda e poi importatore unico WOLHER per l'Italia, nonché membro della Commissione UNI, capii che solo le aziende tedesche sarebbero state in grado di offrirmi una vasta scelta di prodotti e strumenti adeguati al mio mestiere, e che la sola telecamera non poteva bastare: dovevo anche documentare quanto più possibile ciò che andavo vedendo in giro per i tetti.
Infatti, diversamente da tanti altri mestieri, chi lavora con le canne fumarie non può permettersi il lusso di eseguire maldestramente il proprio lavoro, dato che un semplice ristagno di gas combusti in ambienti abitativi per disattenzione dell'operatore potrebbe avere serie conseguenze sugli utenti.
Presi così l'abitudine di consegnare ai miei clienti esauriente materiale videofotografico e dattiloscritto su quanto avevo svolto, con l'esito finale sullo stato di conservazione della struttura visionata .
Lavoravo da solo, riservando solo una parte della giornata alle canne fumarie, mentre il resto del tempo lo impiegavo come supporto a papà, svolgendo regolarmente il lavoro nei suoi cantieri.
Studiavo su quel poco materiale su cui ero riuscito a mettere le mani e cercavo di trarne ragionamenti e momenti di riflessione tecnica, che si accompagnava giorno per giorno alla pratica sul campo che io tanto amo.
Ma dopo poco il part-time non bastava: dovevo dedicarmi ancora e meglio alla nuova occupazione nata in seno all'azienda paterna.
Fu così che decisi, spinto anche da papà, di creare una nuova entità, una ditta a sé stante, che potesse dedicarsi in appieno al nuovo lavoro. La chiamai “ARTIGIANA CARDAMONE” e condivideva con l'azienda del mio vecchio genitore ufficio, magazzino e computer.
Il primo anno il fatturato arrivava appena a 20 milioni di Lire.
Sono passati quasi nove anni.
Nel frattempo ho assunto tre persone alle mie dipendenze, ho due mezzi per gli interventi, una nuova sede, cinque telecamere, più una serie di altri strumenti, tutti tedeschi e tutti WOLHER, dedicati alla canne fumarie.
Ora l'azienda si chiama “AZ CAMINI - Abgasanlagen Zentrum Srl” (non a caso ha un nome tedesco che tradotto significa “Centro Impianti Fumari”) e prevedo di chiudere il 2005 con un fatturato complessivo di oltre 300.000,00 €uro.
Sono diventato partner di aziende primarie come la “CAMINI WIERER” e consulente tecnico del Tribunale di Genova. A volte, grazie alla strumentazione che possiedo, supporto i Vigili del Fuoco in inchieste relative ad incidenti causati da malfunzionamenti di impianti fumari e sono invitato da istituti tecnici ad istruire bruciatoristi e conduttori di caldaie sulle nozioni base delle canne fumarie.
In tutto questo tempo, che a me è parso scorrere via quasi senza strappi, ho introdotto cicli di lavorazioni ed interventi davvero specifici, finalizzati al controllo, alla pulizia al risanamento ed alla realizzazione delle canne fumarie, mettendo a frutto tutte le conoscenze e le nozioni acquisite quotidianamente, prendendo anche spunto da quanto vedo fare in Germania, che per me rimane sempre un esempio da imitare.
Spesso mi sorprendo a sorridere, pensando a come ho cominciato: quasi senza speranza e con poco, di concreto, tra le mani, a parte la mia volontà ed il mio impegno. Ma una cosa non è cambiata: la ricerca di qualcosa che ancora non conosco e che può aiutarmi a migliorare il mio lavoro e la mia vita.
E forse anche un po' quella degli altri.


Giovanni Cardamone

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